Il commento sui mercati

Ciak, si investe

By Angelo Meda, Head of Equities at Banor

Protagonista Wall Street, insieme a intelligenza artificiale e petrolio; banche centrali alla regia


L’estate è tradizionalmente la stagione dei grandi film, con budget smisurati, effetti speciali, eroi apparentemente invincibili e spettatori che hanno già deciso se il film sarà un capolavoro prima ancora di comprare i popcorn. Quest’anno anche i mercati finanziari sembrano seguire lo stesso copione.

Le aspettative sono diventate parte integrante dello spettacolo. Non è più sufficiente presentare buoni risultati: occorre sorprendere un pubblico che ha già visto il trailer, letto le anticipazioni e incorporato nel prezzo anche il sequel. Nelle ultime settimane si sono così alternati momenti di azione, suspense geopolitica, pause di apparente tranquillità e improvvisi cambi di protagonista.

La trama principale non è però cambiata. La crescita economica mondiale sta rallentando, ma senza mostrare per il momento l’intenzione di abbandonare il palcoscenico. Gli utili societari rimangono solidi e gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano ad aumentare. Il problema è che il pubblico è diventato esigente: quando il biglietto costa molto, anche il film deve essere impeccabile.

La scena iniziale si svolge naturalmente a Wall Street. Gli indici statunitensi arrivavano da una lunga sequenza positiva, sostenuti dalla convinzione che l’economia potesse attraversare il rallentamento senza precipitare in recessione. Poi è iniziata la stagione degli utili e gli investitori si sono trasformati da spettatori entusiasti in critici cinematografici particolarmente severi.

I primi risultati sono stati, nel complesso, molto robusti. Oltre l’80% delle società finora ha superato sia le previsioni sugli utili sia quelle sui ricavi. Eppure, molte reazioni di Borsa sono state tiepide o apertamente negative. È il paradosso del mercato attuale: la pellicola può essere bella, ma se tutti si aspettavano il nuovo Padrino, anche un ottimo film rischia recensioni deludenti.

Alphabet ne è stato l’esempio più evidente. Google Cloud ha registrato una crescita dei ricavi dell’82%, dimostrando che la domanda di capacità informatica legata all’intelligenza artificiale non è affatto immaginaria. Il mercato, tuttavia, si è concentrato sull’aumento della previsione degli investimenti per il 2026, portata a 195-205 miliardi di dollari, e sul primo trimestre di negativo della storia della società. In pratica, gli spettatori hanno applaudito gli effetti speciali, ma si sono subito domandati chi avrebbe pagato il conto.

La conseguenza è stata una settimana più difficile per il comparto tecnologico. Non si tratta ancora di una fuga dalla sala: tutti i principali indici americani restano positivi dall’inizio dell’anno. È piuttosto un intervallo, durante il quale il pubblico cerca di capire se la seconda parte del film giustificherà il costo della produzione.

Ogni blockbuster che si rispetti ha bisogno di una scena d’azione. Questa volta l’ha fornita il petrolio.

Le tensioni in Medio Oriente hanno riportato al centro della scena il rischio di interruzioni nelle forniture, spingendo temporaneamente il Brent sopra i 100 dollari al barile. Improvvisamente, il film che sembrava parlare soltanto di intelligenza artificiale ha cambiato genere, trasformandosi in un thriller sull’inflazione.

Il petrolio più caro complica infatti il lavoro delle banche centrali: sostiene le aziende energetiche, ma aumenta i costi per imprese e famiglie e rischia di rallentare il processo di disinflazione. Nel frattempo, sono tornati in scena anche i dazi, presenza ricorrente che il pubblico sperava fosse stata eliminata nelle stagioni precedenti, ma che gli sceneggiatori (uno in particolare) continuano ostinatamente a riproporre.

I rendimenti obbligazionari hanno reagito con nervosismo, penalizzando soprattutto i titoli growth, più sensibili al costo del capitale. Il messaggio è semplice: l’intelligenza artificiale può promettere un futuro meraviglioso, ma nel presente, server, energia e data center devono ancora essere pagati.

Ora l’attenzione si sposta sulla riunione della Federal Reserve del 28 e 29 luglio. Il mercato vorrebbe un regista accomodante, disposto ad abbassare i tassi e a garantire un lieto fine. La Fed, come spesso accade, potrebbe invece scegliere un’inquadratura più contemplativa, osservando i dati, pronunciando la parola “pazienza” una dozzina di volte e lasciando che siano gli investitori a interpretare il sottotesto.

Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, il film assume i toni di un anime finanziario: protagonisti potentissimi, movimenti estremi e semiconduttori che sembrano combattere per il destino dell’universo.

Corea del Sud, Taiwan e Giappone sono diventati il cuore industriale della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Proprio per questo sono anche particolarmente esposti ai cambiamenti di umore degli investitori. A metà luglio, persino risultati eccezionali di TSMC, con utili trimestrali cresciuti del 77%, non sono stati sufficienti a evitare una violenta correzione del comparto.

Non sembra però la fine della storia dei semiconduttori. Il mercato sta piuttosto riscrivendo il copione, distinguendo tra i beneficiari effettivi della domanda di AI e le semplici comparse che hanno inserito l’espressione artificial intelligence in ogni presentazione aziendale.

Dopo rialzi straordinari, soprattutto nei mercati coreano e taiwanese, le prese di profitto erano quasi inevitabili. Gli investitori esteri hanno venduto azioni asiatiche per oltre 137 miliardi di dollari nel primo semestre, ma i flussi sembrano riflettere soprattutto riequilibri di portafoglio e riduzione della concentrazione, non l’abbandono definitivo del tema.

La rivoluzione dell’AI rimane, ma il pubblico ha iniziato a chiedere meno effetti speciali e più ritorni sul capitale investito.

Dopo gli inseguimenti americani e le battaglie asiatiche, l’Europa offre una scena più tranquilla, con mercati in maggiore equilibrio, sostenuti da banche, industriali ed energia. SAP ha ricordato che anche il Vecchio Continente dispone di protagonisti tecnologici credibili, grazie a risultati solidi nel cloud. Il quadro resta però selettivo: mentre alcune società vengono premiate, altre subiscono correzioni severe al minimo segnale di debolezza.

Anche i dati economici hanno regalato una sorpresa positiva. L’indice PMI composito dell’Eurozona è salito a 51,9 in luglio, tornando in area di espansione per la prima volta in quattro mesi. Hanno contribuito sia i servizi sia la produzione manifatturiera, quest’ultima ai massimi da oltre quattro anni.

L’Europa non è dunque il personaggio che domina il manifesto pubblicitario, ma potrebbe rivelarsi quello che tiene insieme la trama. Valutazioni meno impegnative, miglioramento delle revisioni degli utili e una composizione settoriale più diversificata la rendono un utile contrappeso alla concentrazione tecnologica americana.

Arriviamo così alla scena che precede il finale. I fondamentali rimangono costruttivi, ma le valutazioni elevate riducono il margine d’errore. La crescita dell’intelligenza artificiale è reale, ma il mercato vuole iniziare a vedere il ritorno degli enormi investimenti effettuati. Il petrolio minaccia l’inflazione, ma potrebbe rapidamente scendere se le tensioni geopolitiche si attenuassero. L’economia rallenta, ma continua a creare occupazione e a sostenere gli utili.

Inoltre, la dispersione tra i singoli titoli è aumentata complicando gli indici, ma risulta potenzialmente più interessante per chi seleziona le società una alla volta. Dopo anni dominati dalle grandi narrazioni macroeconomiche, lo stock picking sembra avere ottenuto nuovamente una parte con qualche battuta.

Microsoft, Meta e Amazon dovranno dimostrare che la corsa agli investimenti nell’AI produce crescita e non soltanto fatture molto creative per l’acquisto di GPU. La Federal Reserve dovrà decidere se rassicurare il pubblico o mantenere alta la suspense. Il petrolio, i dazi e la geopolitica continueranno a muoversi sullo sfondo.
Per ora, rimangono utili in crescita, investimenti elevati, economia resiliente e sentiment di mercato ancora positivo.

Dopo la corsa fatta finora dagli indici, un po’ di prudenza non guasta. Il resto del copione non è ancora stato scritto, ma i colpi di scena sono dietro l’angolo.


Il presente documento è stato predisposto dall’investment manager della SICAV, Banor Capital Ltd., società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority (FCA). Il contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione, offerta o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di alcun investimento. Le opinioni espresse sono quelle del relatore e possono essere soggette a modifiche. Eventuali considerazioni relative a future condizioni di mercato, all’andamento dei settori o ai rendimenti degli investimenti costituiscono dichiarazioni previsionali e potrebbero non realizzarsi. I risultati effettivi potrebbero differire in misura significativa. Le previsioni non rappresentano un indicatore affidabile dei risultati futuri. La presente comunicazione non è rivolta a persone residenti in giurisdizioni nelle quali la sua diffusione sarebbe contraria alla legge; la distribuzione potrebbe essere soggetta a restrizioni.

Angelo Meda è Head of Equities presso Banor SIM S.p.A. e fornisce contributi di ricerca e consulenza a Banor Capital Ltd. in virtù di un accordo di consulenza.

Il presente articolo è la traduzione in inglese dell’articolo originale redatto e pubblicato da Banor SIM.