Il commento sui mercati

La ridondanza negli aerei

A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor


Buyback in pausa: spinta alla crescita o vuoti d’aria?

 

Gli aerei sono progettati per la ridondanza: un motore funzionante garantisce la spinta necessaria, il controllo di volo e l’alimentazione degli strumenti, permettendo di proseguire il volo o atterrare in un aeroporto vicino. La certificazione ETOPS (Extended-range Twin-engine Operations Performance Standards) assicura che un aereo possa coprire lunghe distanze sull’oceano anche con un solo motore funzionante. La sostituzione dei vecchi aerei a tre o quattro motori per i lunghi tragitti con bimotori più economici e affidabili ha rivoluzionato il mondo dell’aviazione.

Sui mercati non abbiamo una ridondanza progettata, ma in generale abbiamo un meccanismo di spinta per l’andamento delle borse mondiali: crescita degli utili, dividendi, buyback e movimento del multiplo. I primi tre, chiari e misurabili, finora hanno spinto il mercato, mentre l’ultimo è più aleatorio, dipende in teoria da alcune variabili come tassi di interesse e inflazione, ma nella realtà è legato molto anche alla psicologia e al sentiment degli operatori.

Ora però ci troviamo in un momento in cui uno dei motori sembra perdere la spinta, e addirittura spegnersi, per alcune società con un peso importante negli indici: il buyback. Non parliamo delle settimane precedenti la pubblicazione dei risultati, in cui per normativa americana è necessario fermare il riacquisto di azioni per prevenire accuse di insider trading o segnali che possono essere definiti fuorvianti per gli investitori.

Se guardiamo il rendiconto finanziario del primo trimestre 2026 di due società che hanno riportato gli utili la scorsa settimana, Meta e Alphabet, l’importo del “Repurchases of stock” (riacquisto di azioni) è pari a zero per entrambe. Un anno fa erano stati spesi rispettivamente 12 e 15 miliardi di dollari.

Ciò significa che non c’è più eccesso di cassa da usare per gli azionisti e, non volendo incrementare in modo significativo l’indebitamento lordo, è necessario tagliare la spesa discrezionale più semplice, ovvero i buyback.

Cosa implica sulla valutazione delle aziende? È difficile da stabilire, ma possiamo fare due considerazioni.

La prima è che se le aziende continuano a utilizzare le azioni come parte del compenso totale dei dipendenti e dei dirigenti (stock-based compensation), ogni anno, invece che avere un effetto positivo dai buyback sulla crescita dell’utile per azione, avremo un effetto negativo. Per dare un ordine di grandezza, le stock-based compensation per Alphabet sono state quasi il 10% del totale dei costi nel primo trimestre 2026.

La seconda è che il mercato nel lungo periodo valuterà il ritorno su questi investimenti. Se una società invece che comprare azioni proprie investe in macchinari, ricerca e sviluppo o acquisizioni a un ritorno superiore al costo del capitale, per definizione genera valore. A oggi gli hyperscaler hanno investito circa 1.500 miliardi di dollari e dovrebbero superare i 2.000 per la fine dell’anno. Se, ad esempio, si ipotizza un costo del capitale del 10%, vuol dire generare circa 200 miliardi all’anno di utile operativo in più, ovvero una nuova Google in tempi piuttosto rapidi.

Per ora, quindi, il mercato è come un aereo senza un motore: riesce ancora a volare, ma l’autonomia è ridotta e tra poco sarà necessario valutare il ritorno di questi investimenti oppure se gli altri settori torneranno a spingere. Nel frattempo manteniamo la rotta, ma dobbiamo aspettarci un rallentamento e qualche vuoto d’aria.


Il presente documento è stato predisposto dall’investment manager della SICAV, Banor Capital Ltd., società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority (FCA). Il contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione, offerta o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di alcun investimento. Le opinioni espresse sono quelle del relatore e possono essere soggette a modifiche. Eventuali considerazioni relative a future condizioni di mercato, all’andamento dei settori o ai rendimenti degli investimenti costituiscono dichiarazioni previsionali e potrebbero non realizzarsi. I risultati effettivi potrebbero differire in misura significativa. Le previsioni non rappresentano un indicatore affidabile dei risultati futuri. La presente comunicazione non è rivolta a persone residenti in giurisdizioni nelle quali la sua diffusione sarebbe contraria alla legge; la distribuzione potrebbe essere soggetta a restrizioni.

Angelo Meda è Head of Equities presso Banor SIM S.p.A. e fornisce contributi di ricerca e consulenza a Banor Capital Ltd. in virtù di un accordo di consulenza.

Il presente articolo è la traduzione in inglese dell’articolo originale redatto e pubblicato da Banor SIM.